Dienstag, 20. Mai 2008

Provinciali 2008:Politica rimandata a settembre.

Claudio Degasperi

Viviamo un momento di pasticcio e indecisione politica. L’unica decisione presa in casa SVP è stata quella di schierarsi contro Berlusconi. Sai mai, avranno dedotto nei corridoi della Stella Alpina che così si possa ottenere qualcosa di più. In realtà in casa del partito di raccolta non si fanno passi ne avanti ne indietro. Restando sull’onda del governo Prodi, si è scelto di non muoversi, neppure dopo l’evidenza di una tornata elettorale compiuta e di un nuovo governo Berlusconi a larga maggioranza. Quel pacatemente di Ualter in via Brennero non è di casa e forse Peterlini ha fiutato il rischio che una linea buonista dello sconto natalizio può produrre. Sarebbe un esempio tattico di alta politica (da prima repubblica) ma in casa SVP i problemi sono altri.
L’Obmann SVP e Vicesindaco di Bolzano Elmar Pichler Rolle è un indecisionista genetico. È risaputo già negli ambienti SVP che Rolle non perda occasione per rimandare alle commissioni, pur di non decidere. Non basta quindi essere un ottimo comunicatore politico e un eccellente aggregatore di buona parte del partito. La gestione dell’operazione per ottenere la giunta comunale a Bolzano sta incominciando a evidenziare i propri limiti. Se da una parte Benussi ha saputo tenere solo per i trenta giorni “legali”, il centro sinistra così allungato, dall’altra,soffre di un’aggregazione troppo frammentata e disomogenea. Tutto ciò si riduce all’immobilismo dell’attività di giunta e ad una impressione, sottolineata spesso dai giornali di continui battibecchi interni. Abbiamo quindi una maggioranza allo stremo per altri due anni di trascinamento politico.
Il Landeshauptmann Durnwalder è l’unico che decide e tira le fila. Però, la sua prossima legislatura sarà connotata da un continuismo che rischia di lasciare tutto come prima. Ci si prepara per tirare i remi in barca degli affari in ballo nel prossimo futuro forti di una maggioranza, pur risicata, con l’asse SVP-PD e eventuale UDC. Perdere 14 punti percentuali dalle scorse amministrative sarebbe davvero un fatto molto sorprendente per una provincia con un'anima spiccatamente conservatrice.
La SVP nei prossimi anni resterà orfana dei politici storici, gli anziani saggi non potranno più competere con la lucidità del giovane che avanza senza perdere un colpo. All’interno della Svp si è persa la cultura della militanza nel partito e sono ormai solo le correnti se non addirittura i singoli candidati a caccia di preferenze e poltrona, a fare politica. È un fatto gravissimo che deve portare la SVP a riflettere ma, soprattutto, a agire.
Il 2013 potrebbe essere l’anno del grande cambiamento: senza Durnwalder a reggere la giunta e con l’Europa che avrà avuto cinque anni di vantaggio, con i paesi emergenti (o stabili come l’Austria), di correre veloce sull’economia, lasciando l’Italia e le sue provincie autonome al palo. Se per l’Italia serve una svolta liberal democratica, sarà ancor più difficile che ciò avvenga prima in Alto Adige.
Oggi i partiti di coalizione (autonomisti, pace e diritti) si sono trasformati in UDC e PD. Quest’ultimo prende l’eredità di Luisa Gnecchi, ringiovanendo la direzione, apparendo poco litigioso e uscendo rafforzato dal risultato ottenuto alle ultime politiche. Occhio, però, ai numeri. Fare i tre consiglieri è il sogno di molti ma il risultato sarà ancora per pochi.
La sinistra radicale deve superare lo scoglio di un resto importante per non diventare extra al parlamentino sudtirolese. I grilli e i travagli potrebbero tornare ad occupare luoghi che oggi ospitano il museion. L’aria che tira è di tutta evidenza in quella direzione.
Esiste l’ incognita UDC che per effetto della legge elettorale potrebbe riuscire ad evitare la brutta figura. Ma la logica del voto utile andrebbe vista più in una prospettiva di forza di giunta e meno nell' asservita logica di maggioranza interna alla SVP.
Rimane il PDL, con la sua lunga militanza all’opposizione. Dovrà necessariamente fare una campagna sul voto utile, evitando di essere scippata dai nanetti, che indebolirebbero anche il PD che invece dovrà essere, davvero, rafforzato e stabile. Per il PDL si tratta ancora di vedere una via unitaria, di evitare le correnti e le identità dei singoli gruppi. Un processo di trasformazione che senza un risultato elettorale importante stenterà a decollare. Sarà comunque un processo necessario e i cinque anni di eventuale opposizione in provincia dovranno essere costruttivi, pensando ad una forte accelerazione in previsione di elezioni amministrative per i comuni. Il primo banco di prova sarà Bronzolo, residenza, guarda il caso, del Senatore Peterlini.
I verdi, anche senza Kury, sembrano ormai superati ma il proporzionale tedesco ha registrato la prima coalizione nero-verde ad Amburgo. Imbarcano le liste civiche ma rischiano di non soddisfare il criterio utile a istituzionalizzare quei cittadini che nelle valli vagheranno alla ricerca di una nuova politica. Le civiche sono infatti da tempo nelle istituzioni dei comuni e la sorpresa potrebbe arrivare da una lista aperta (o la stessa sinistra democratica) che recuperi lo spirito langeriano: multilingue e senza fame di poltrone.
Infine ciò che è, davvero, importante: i cittadini. La politica dovrebbe comportarsi come un girasole, orientandosi all’ascolto dei bisogni e alle richieste dei cittadini. Dovrebbero essere loro i veri protagonisti dello scenario provinciale. Di questo passo nel 2018 avremo molte mani tese, il potere completamente in mano alle banche e a pochi intimi. Avremo una fase di povertà dilagante, contro la quale serve agire subito.
Il mondo degli operatori economici stenta a trovare una strada davvero competitiva nel mercato. Non bastano le eccellenze che, da manuale, sanno sempre trovare la strada del successo. Puntare sull’innovazione è un bene e sarebbe un errore dare un colpo di spugna su tutti gli investimenti che la provincia ha messo in gioco. Luisa Gnecchi lascia un’eredità di cose ben fatte, tuttavia una virata decisa è necessaria. Aprire il dossier TIS può essere un bene per tutti.
Sulle tasse è la vera sfida. Se in Italia si procederà verso il federalismo fiscale si dovrà vedere quanto conterà la nostra autonomia. Certo ora le distanze con Roma lasciano poco margine di trattativa ma la fortuna aiuta gli audaci e il miracolo colpisce sempre chi ha molta fede. Una tassa piatta molto vicina al 20% e l’abolizione dell’Irap per le imprese (con una maggiore e compensativa autonomia ai comuni) si tradurrebbe in minori aiuti a pioggia alimentando invece, quella mentalità del rischio d’impresa che ci libererebbe dalla dipendenza assistenzialista che ha drogato la nostra società civile e produttiva. Scatterebbero risultati immediati per quel lavoro già avviato dalla camera di commercio per l' attrazione d'imprese dall'Italia e dall'estero.
Di tenere le mani tese all’elemosina pubblica sono stufi anche i cittadini. Ormai le famiglie più numerose sono spesso quelle di extracomunitari che sono arrivati in Italia disposti ad una sfida per la sopravvivenza e sono stati diseducati dalle provvidenze pubbliche e caritatevoli.
Sono lontani i tempi in cui i fumetti popolari si chiamavano intrepido, richiamando al gusto dell’agire. La sfida di oggi si chiama idea e concretezza, con la quale poter competere, meritare e trasformare.
La politica è rimandata agli esami di settembre con il rischio che quando, a ottobre usciranno i risultati, si ritrovi bocciata.